Dichiarazione Fraudolenta

Il D. Lgs. 10 marzo 2000 n. 74 e successive modifiche, intitolato nuova disciplina dei reati in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto, disciplina al titolo II, capo I, art. 2 i casi in cui è possibile definire la dichiarazione fiscale come fraudolenta, indicando anche i risvolti penali per il contribuente.

In particolare si distingue la dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, da quella presentata e giustificata mediante altri artifici.

Il primo caso è certamente quello più grave e sanzionato a livello penale in modo del tutto autonomo, cioè per il solo fatto di aver tentato di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, indicando elementi passivi fittizi, mediante l’uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti. Non sono pertanto previsti limiti di evasione al fine dell’applicazione della sanzione penale: la sanzione è la reclusione da un anno e sei mesi fino a sei anni.

Il fatto si considera commesso quando le fatture o gli altri documenti sono registrati nelle scritture contabili obbligatorie o sono conservati come prova nei confronti dell’amministrazione finanziaria.

Solo se l’ammontare degli elementi passivi fittizi è inferiore a 154.937, 07 euro, la sanzione penale si riduce da sei mesi a due anni.

il secondo caso sembra essere meno grave, o almeno sono previsti limiti ai fini dell’applicazione della sanzione penale.

Si tratta di dichiarazione fraudolenta mediante artifici diversi di quelli appena descritti, quindi senza la registrazione e conservazione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti.

In questo caso, è prevista la sanzione penale con la reclusione da un anno e sei mesi a sei anni se il contribuente, al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, compie operazioni simulate oggettivamente o soggettivamente ovvero avvalendosi di documenti falsi o di altri mezzi fraudolenti indonei ad ostacolare l’accertamento e ad indurre in errore l’amministrazione finanziaria, indicando in una delle dichiarazioni fiscali elementi attivi per un ammontare inferiore a quello effettivo o elementi passivi fittizi o crediti e ritenute fittizi, quando congiuntamente:

  1. l’imposta evasa è superiore, con riferimento a singole imposte, a euro 30.000
  2. L’ammontare complessivo degli elementi attivi sottratti all’imposizione, anche mediante l’indicazione di elementi passivi fittizi, è superiore al 5%  dell’ammontare complessivo degli elementi attivi indicati in dichiarazione o comunque è superiore a 1.500.000 euro, ovvero qualora l’ammontare complessivo delle ritenute e dei crediti fittizi in diminuzione dell’imposta è superiore al 5% dell’ammontare dell’imposta stessa o ad euro 30.000.

Il fatto si considera commesso avvalendosi di documenti falsi quando tali documenti sono registrati nelle scritture contabili o conservati ai fini di prova nei confronti dell’amministrazione finanziaria. Non costituiscono mezzi fraudolenti la mera violazione degli obblighi di fatturazione e di annotazione degli elementi attivi nelle scritture contabili o la sola indicazione nelle fatture o nelle annotazioni di elementi attivi inferiori a quelli reali.